Este. Legambiente esulta per la sentenza ma, visto che i lavori sono avviati, teme che il danno sia irreparabile. L’edificio che comprende le 14 villette è troppo alto e rovina il paesaggio.

 Il Mattino di Padova, 24 giugno 2009

ESTE. Esulta il circolo atestino di Legambiente. Con sentenza depositata il 15 giugno scorso, il Tar del Veneto ha posto un veto al permesso di costruire 14 unità abitative in via Chiesette Branchine. Lo stesso permesso, rilasciato il 27 dicembre 2007, sarebbe a detta del Tar «illegittimo perché non ha rispettato l’altezza massima prevista dall’articolo 12 delle Norme di attuazione del Prg di Este». La giustizia amministrativa ha annullato il permesso a costruire il contestato complesso di Meggiaro. Legambiente di Este esulta a metà: «Di fronte a tale sentenza le associazioni ambientaliste che avevano sollevato la questione fin dall’inizio del 2007, e tra queste in primo luogo Legambiente e Italia Nostra, si sentono confortate perché hanno trovato ragione. D’altra parte per. provano avvilimento perché sanno che la vicenda non finir. qui». I due gruppi, nella loro protesta, avevano coinvolto anche un centinaio di cittadini attraverso una petizione inoltrata prima del rilascio della concessione edilizia. «In questi due anni i pareri e i permessi sono stati dati in spregio di ogni ragionevole dubbio sollevato Ð continua la Baccini Ð e i lavori sono iniziati e gi. quasi terminati, stravolgendo l’area, racchiusa tra ville venete monumentali e il Rio Meggiaro, in area Parco». Legambiente ipotizza quello che potrà ora accadere: «Speriamo almeno nell’abbassamento delle costruzioni, che per. non € l’unica incongruenza rispetto al contesto urbanistico in cui il complesso € mal inserito, come avevamo inutilmente cercato di manifestare ai responsabili del Comune, del Parco e della Soprintendenza. Non sappiamo se ora queste istituzioni, che si sono dimostrate cos. poco propense a difendere i valori comuni del paesaggio a vantaggio delle ragioni private dei costruttori, avranno il coraggio di tornare sui loro passi e trovare una via d’uscita».  Nicola Cesaro

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