E’ fatta. Grazie alla giunta Galan, il Veneto avrà tanti piccoli e meno piccoli ecomostri, sparsi in ogni dove. I Comuni potranno decidere di non concedere il permesso, ma secondo voi lo faranno?
IL MATTINO DI PADOVA 2 luglio 2009
VENEZIA. Alla fine ce l’hanno fatta. Dalle 19,40 di ieri sera il piano di sostegno all’edilizia, meglio noto come “piano casa” è legge della Regione. Significative le modifiche introdotte dall’arrivo del progetto di legge in Consiglio regionale, frutto di un duro scontro tra maggioranza ed opposizione che si è trascinato fino all’ultimo. La legge, forte della dichiarazione d’urgenza, entrerà in vigore dal giorno successivo la pubblicazione sul Bur. Il via libera è arrivato con i voti della maggioranza (26), l’astensione del centrosinistra (10) e il voto contrario di Rifondazione Comunista, Pdci e Verdi (3). Il testo approvato prevede la possibilità di ampliare le prime case del 20% del volume esistente, compreso l’eventuale recupero dei sottotetti, con esclusione delle abitazioni site nei centri storici, in aree di inedificabilità assoluta o oggetto di specifiche norme di tutela. Gli interventi di ampliamento delle prime case godranno di effetti immediati e procedure semplificate (basterà presentare la dichiarazione di inizio attività) e di oneri di costruzione scontati del 60% o addirittura azzerati in caso di disabili o invalidi. La legge approvata prevede anche possibilità di ampliamento fino al 20% della superficie per gli immobili non residenziali (capannoni, negozi, magazzini, insediamenti turistici), con gli stessi limiti di zona posti alle prime case. Gli ampliamenti potranno avvenire in aderenza al corpo esistente o interessare eventuali pertinenze dell’immobile, fatte salve le norme vigenti in materia di distanze tra confinanti. Premiate inoltre le operazioni di abbattimento e ricostruzione degli edifici costruiti prima del 1989, con aumenti di cubatura (per le case) e in superficie (per gli edifici non residenziali) fino al 30%, purché tali interventi siano compatibili con la destinazione urbanistica dell’area e con le opere di urbanizzazione preesistenti e venga mantenuta la destinazione d’uso degli edifici. La percentuale sale al 40% della superficie e del volume nel caso in cui vengano utilizzate tecniche di edilizia sostenibile e fonti di energia rinnovabile, con un ulteriore premio del 10% (ovvero fino al 50%) in caso di interventi di ricomposizione planivolumetrica dell’edificato che modificano sagoma e sedime originari. Rispetto alla proposta della Giunta la legge assegna più potere ai Comuni, sostituendo al principio del “silenzio- assenso” quello del “silenzio- diniego”: le amministrazioni locali dovranno decidere entro il 30 ottobre se e con quali limiti applicare la nuova legge regionale in deroga agli strumenti urbanistici vigenti. A quel punto, in caso di mancato pronunciamento dei Consigli comunali, la Giunta avrà 15 giorni di tempo per nominare un commissario “ad acta” con il compito di convocare il consiglio comunale e farlo deliberare sul tema. (s.z.)
