
Francesca Segato – Il Mattino di Padova – 28 maggio 2009
L’erba che ha invaso i dintorni del mastio, sommergendo le panchine in un viluppo di vegetazione, è l’immagine più vistosa del drammatico stallo in cui si trova il colle della Rocca. Dal settembre 2007, inizio dei lavori per l’ascensore, nessun turista vi ha più messo piede. Dopo il sequestro preventivo, disposto dall’autorità. giudiziaria, se ne sono andate anche le ditte. Ora, con la conferma del sequestro da parte della Cassazione, tutto rimane congelato.
L’ascensore. Scavato nella roccia, è un foro a «L» lungo 180 metri. Il progetto iniziale, poi abbandonato, prevedeva uno scavo obliquo. Finora è stata realizzata solo parte dello scavo orizzontale, manca l’intero scavo in verticale. Dal punto in cui sbucherebbe, rimane da percorrere un breve sentiero per raggiungere il mastio.
Casa Bernardini. Diventerebbe bar, ristorante e locanda con cinque camere. E’ previsto un ampliamento di volume sul retro, che sarà rivestito in larice, con l’aggiunta di un porticato davanti. Per ora si faranno solo i servizi e le cucine sul retro, mentre il fabbricato sarà lasciato al grezzo.
Torre d’accesso. Alta dieci metri, sorgerà di fianco al mastio, sui resti di un bastione crollato. La struttura in acciaio sarà ancorata a pilastri in calcestruzzo e rivestita con doghe di larice. A otto metri d’altezza, una passerella consentirà l’ingresso al mastio.
Museo delle fortificazioni. Per ora non ha copertura economica. Dovrebbe essere un edificio a due piani di 250 metri quadri ciascuno, che sfrutterebbe i volumi di un’antica caserma, a fianco del mastio.
Quanto costa. Il primo stanziamento è di 5 milioni: fondi europei e della Regione. 3 sono destinati all’ascensore: in più, la ditta che eseguiva il lavoro poteva vendere parte della trachite estratta. Il materiale non è però conforme alle aspettative. Sono finanziati il sesto e settimo stralcio, ovvero casa Bernardini fino al grezzo e la torre d’accesso. Non hanno ancora copertura gli altri interventi.
L’opposizione. Petizioni, raccolte di firme, appelli di intellettuali. Sotto accusa lo stravolgimento di un percorso che va visto in salita, l’ascensore che non porta fino in cima, le acque nere della locanda che scaricherebbero sopra la necropoli longobarda, i costi di gestione tutti da valutare. Ma soprattutto l’incongruenza del progetto con il Prg di Monselice e il Piano Ambientale del Parco Colli Euganei. Il primo prevede un ascensore «panoramico e dietro Villa Duodo». Il secondo esclude qualsiasi opera edificatoria sul colle.
Il sequestro. Arriva nel maggio dell’anno scorso. Lo dispone il gip Paola Cameran, nell’ambito dell’inchiesta avviata da un esposto degli ambientalisti. Abuso edilizio e distruzione di bellezze ambientali e culturali i reati contestati a vari imputati, oltre al falso ideologico per Massimo Valandro, ex responsabile dell’Ufficio Tecnico comunale. La scorsa settimana la Cassazione ha confermato il sequestro del cantiere.
Il colle oggi. Il degrado si nota, già sulla scala d’accesso: scalini invasi dall’erba e intonaco a pezzi. Casa Bernardini è ancora solo un rudere. Dopo la sospensione imposta dalla Regione per un controllo degli atti, le ditte non hanno ripreso il lavoro. C’è un bel tratto di sentiero che la separa dal punto in cui sbucherebbe l’ascensore. L’uscita è ancora solo un piazzale, perché manca lo scavo in verticale. Nulla è cambiato sulla cima: la passerella arrugginita che sale al mastio è ancora lì, i lavori per la torre non sono iniziati.