Riportiamo un articolo uscito su La Repubblica nell’ottobre scorso, sperando che i nostri amministratori ne condividano i valori.

In 15 anni edificata un’area grande come Lazio e Abruzzo
Italia, record del cemento: invasi tre milioni di ettari
di
CARLO PETRINI – LA REPUBBLICA

Che effetto vi farebbe se vi dicessero che su tutto il territorio del Lazio e dell’Abruzzo non esiste più un solo filo d’erba, neanche un orto; che le due Regioni sono state completamente, e dico completamente, cementificate? Sono sicuro che la maggioranza degli italiani inorridirebbe. Forse avrebbero una reazione un po’ diversa tutti quelli che a vario titolo sono invischiati in speculazioni edilizie. O gli amministratori che devono fare cassa con gli oneri di urbanizzazione, ma credo, anzi spero, che non siano i più.

Se invece siete tra i più, sentite questa: negli ultimi 15 anni, se si fa un confronto tra i censimenti agricoli del 1990 e del 2005, in Italia sono spariti più di 3 milioni di ettari di superfici libere da costruzioni e infrastrutture, un’area più grande del Lazio e dell’Abruzzo messi insieme. Poco meno di 2 milioni di ettari erano superfici agrarie. Però nessuno sembra inorridire. Forse sarà a causa di una mentalità diffusa secondo la quale se non si costruisce non si fa, non c’è progresso economico. E questo lo dimostrano i programmi elettorali e la composizione delle liste stesse, soprattutto quelle relative alle elezioni amministrative: fateci caso, sono sempre infarcite di soggetti con evidenti interessi nell’edilizia. Sarà un caso?

Dal 1950 a oggi abbiamo perso il 40% dei territori liberi nel nostro Paese, negli ultimi anni il consumo medio annuo è addirittura cresciuto rispetto agli anni passati, quelli del boom economico (ed edilizio). Non ci sono solo gli “eco-mostri”, tanti, che urlano con violenza tutta la loro protervia (sintomo di grande ignoranza) nel deturpare paesaggi e luoghi incantevoli lungo coste, colline e montagne del nostro Paese. Ci sono tanti “eco-mostriciattoli”, e c’è tutta una tendenza a fuggire dall’ambiente urbano, sempre più brutto, caotico e poco salutare, per riparare in campagna, a colpi di villette che mangiano terreno utile alla produzione di cibo e tirano pugni in quegli occhi che ancora cercano bellezza. Prendiamo poi in considerazione l’edilizia per le attività produttive, dalle schiere di scatoloni di cemento che si snodano ininterrotte lungo molte nostre strade, fino al piccolo capannone isolato che abbagliati imprenditori ergono alle pendici (se non proprio in cima, perché nella mia Langa succede anche questo) di una collina particolarmente bella.

L’Italia è al primo posto in Europa per la produzione e il consumo di cemento armato, 46 milioni di tonnellate l’anno: le cave legali e abusive hanno un impatto paesaggistico tremendo, e i cementifici inquinano molto, mangiandosi vigne, campi coltivati, boschi, o compromettendo l’ecosistema di quelli viciniori che gli sopravvivono. Il tutto per foraggiare la costruzione selvaggia di villette a schiera, outlet, depositi e quant’altro. Non posso che sottoscrivere le parole di Giorgio Bocca quando, trovatosi a percorrere l’autostrada tra Milano e Firenze, scrive: “Il primo tratto tra Milano e Lodi si merita questo titolo: la scomparsa del paesaggio. La pianura del Po, “la più fertile e ricca regione d’Europa”, come diceva quel re di Francia di nome Enrico, illustre invasore, la pianura dei pioppi e delle marcite, dei fontanili che sgorgano nei prati di erba medica, il paese di Bengodi, delle montagne di cacio e di ravioli, dei campanili svettanti nel verde, delle abbazie e delle cattedrali, dei battisteri policromi, degli Stradivari e dei culatelli è scomparso, sommerso da una distesa ininterrotta di fabbriche e fabbrichette”.

Non c’è limite al brutto, al volgare, ed è giusto paragonare l’inghiottimento di un battistero policromo alla scomparsa di un prodotto gastronomico tradizionale. Riporto un’altra volta il dato: quasi 2 milioni di ettari di suolo agricolo sono spariti, come dire l’intero Veneto. Se da una parte ci scandalizziamo giustamente perché sparisce il bello – e viva le iniziative meritorie, come ad esempio quelle del FAI e di Legambiente, che ci documentano con regolarità le brutture peggiori e sanno coinvolgere i cittadini nella denuncia – la morte dei suoli agricoli sembra invece non interessare. È uno dei più grandi mutamenti che il nostro Paese ha subito nel secondo dopoguerra e non accenna a diminuire: sparisce la campagna, insieme ai contadini, si perdono spesso i terreni più fertili in pianura e in prima collina. Gli appezzamenti che resistono sembra che stiano lì, in attesa che qualcuno ci speculi su, perché diciamolo pure: non c’è bisogno di nuove case, l’edilizia è soltanto un’opportunità di investimento per chi già possiede bei capitali.

Il suolo, se non muore a colpi di fertilizzanti e pesticidi, sparisce: se la sua tutela non entrerà presto a far parte dell’agenda politica delle amministrazioni sarà ora che ci sia una mobilitazione popolare in sua difesa. È uno scempio senza fine, che pregiudica la qualità delle nostre vite in termini ecologici e anche gastronomici. Sì: gastronomici, perché ne va anche del nostro cibo, della sua qualità, della sua varietà e della possibilità di poterlo comprare senza che provenga da un altro continente, con tutti gli enormi problemi che ne conseguono.

L’ambiente è un diritto garantito dalla nostra Costituzione e non può esserci tutela dell’ambiente senza tutela del mondo rurale, sia per quanto riguarda la sua produttività, sia per quanto riguarda la sua bellezza. Gli enti locali fanno poco, anzi proprio loro vedono nell’edificabilità dei terreni agricoli e dei suoli liberi una via per fare quadrare i propri bilanci. La politica di Palazzo non se ne cura, e se pare normale da parte di chi governa e ha costruito le sue fortune proprio sull’edilizia, il silenzio dell’opposizione sulla tutela dei terreni agricoli diventa sempre più assordante. Il problema infatti è più che mai politico, oltre che etico e culturale.

Mancano delle politiche di territorio, come per esempio accade invece in Germania, dove per legge si cerca di riutilizzare aree già consumate e dimesse piuttosto che invadere nuovi campi, nuovo suolo, nuova agricoltura, paesaggi. Inoltre, i tedeschi, cercano di compensare nuove occupazioni andando ad agire su altre aree, con interventi di permeabilizzazione o naturalizzazione (contro il dissesto geologico, piantando nuovo verde). Tutto questo lo fanno senza rinunciare all’occupazione in edilizia, e certo senza aumentare il numero dei senzatetto. È solo questione di organizzazione, di razionalizzazione, e soprattutto di sentire il problema, che è gravissimo.

So che anche in alcune Regioni ci sono stati alcuni isolati interventi normativi tesi a migliorare la situazione ma bisogna per forza fare di più. Che si favorisca con incentivi la distruzione di obbrobri costruiti negli anni ‘60 e già fatiscenti per riedificarci sopra qualcosa di bello, che si realizzino recuperi dell’archeologia industriale o di quelle aree urbane fortemente degradate: il lavoro per i costruttori non mancherebbe di certo. Che si tutelino per legge le aree rurali più importanti, come fossero Parchi Nazionali.

Lasciate stare i suoli agricoli, sono una risorsa insostituibile, pulita, bella e produttiva. Sono il luogo che ci fa respirare, che riempie gli occhi, che ci dà da mangiare e che custodisce la nostra memoria, la nostra identità. Continuare a distruggerli, dopo tutto lo scempio che è già stato fatto, non è da Paese civile e un Paese civile dovrebbe predisporre i giusti strumenti di tutela per dare più scuse a chi lo fa.

(5 ottobre 2008)

Villa Rodella - Cinto Euganeo

Villa Rodella - Cinto Euganeo

Il vento che a Treviso ha fatto danni seri e gravi, a Cinto Euganeo avrà come minimo sollevato le gonnelle alle signore. Ma di questo il più illustre ospite del matrimonio di Sandra Persegato e Giancarlo Galan non ha colpa. Il vento Berlusconi ancora non lo comanda.

Il premier e l’amico Dell’Utri, sbarcati a Villafranca, hanno raggiunto Cinto in auto attraversando Lozzo Atestino, invitati dal Governatore a impersonare il ruolo – questa volta – di testimoni. Le nozze hanno bloccato i dintorni di Villa Rodella e messo sotto scorta Cinto e Lozzo. Delle elezioni chissà se qualcuno nel bailamme si è ricordato.

Sobria cerimonia civile partita con 15 minuti di ritardo, causa l’emozione che ha fatto dimenticare al sindaco la fascia. 300 gli ospiti, tra cui il ministro Brunetta con fidanzata. Menu veneto e chic al tempo stesso.

“Nel parco della settecentesca Villa Rodella, a Cinto Euganeo, si vedono oltre ai già citati, il vice presidente della Camera Antonino Leone e altri parlamentari del Pdl: Giustina Destro, il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, Alberto Giorgetti, Fabio Gava, Filippo Ascierto, Piero Longo, Nicolò Ghedini e il sottosegretario Elisabetta Casellati. Tra gli imprenditori invece, il conte Pietro Marzotto, Mario Moretti Polegato, Giuseppe Stefanel, Ennio Doris, Giulio Malgara, Enrico Marchi, Giovanni Perissinotto, mentre l’unico uomo di spettacolo presente è Renato Pozzetto” [Il Corriere del Veneto, 6/06/2009].

Non si sa se Silvio e Giancarlo abbiano affrontato l’argomento delle future (2010) elezioni regionali, per le quali Berlusconi – con un coup de theatre che ha lasciato tutti di sasso – ha promesso poche sere fa in diretta tv che sosterrà un candidato della lega. La luna di miele tra i due politici è finita? Amen, per Galan inizia quella con Sandra, domani, alla volta del Marocco. Dopo essere andati a votare, però.

Il regalo di Berlusconi alla signora Galan

Il regalo di Berlusconi alla signora Galan

FOTO TGPADOVA

Fonteghe (239)smll

Martedì 2 giugno 2009 è stata inaugurata con il taglio del nastro tricolore la nuova viabilità di Via Fonteghe.

Il progetto di allargamento e consolidamento della strada ha coinvolto il Comune, la Provincia, la Regione. Presenti le autorità, la Banda e la cittadinanza. Dopo la benedizione del parroco e il taglio del nastro da parte del sindaco Maurizio Perazzolo, la Banda Cittadina ha guidato i presenti al buffet offerto dalla pubblica amministrazione, poco distante, in uno spazioso cortile messo a disposizione dai proprietari del complesso.

I progetti della giunta comunale, sulla quale domani i cittadini saranno chiamati ad esprimere il voto, si sono con questa iniziativa sostanzialmente realizzati. Un efficace tempismo.

Resta ora da affrontare la realizzazione del sottopasso della Rivella, ancora in discussione.

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Foresteria Callegari182

«Il decreto vedrà la luce entro il 15 giugno». Con queste parole il Presidente del Consiglio ieri ha fatto il punto sul cosiddetto “Piano-Casa”. La Regione Veneto, presieduta da Giancarlo Galan, già nel marzo scorso ha votato “un disegno di legge a sostegno del settore edilizio” organizzato su tre punti: “l’ampliamento degli edifici residenziali sino al 20 per cento; l’adeguamento degli standard qualitativi degli edifici costruiti prima del 1989; agevolazioni fiscali da parte dei comuni”. (Ufficio Stampa Regione Veneto)
Il testo tornerà in consiglio regionale dopo le elezioni, e allora ci saranno norme più chiare a definire un tema tanto spinoso come quello dell’edilizia.

Ma i Comuni che dicono?

Per quanto riguarda gli ambiti di applicazione, i Comuni potranno escludere dai benefici di legge aree di particolare importanza sotto l’aspetto edilizio, paesaggistico o ambientale. Ad Arquà sono davvero pochine le zone che non rientrano in queste categorie. Perciò ben venga il recupero e il restauro del patrimonio immobiliare esistente.

E’ in questa direzione che si è mossa la giunta comunale guidata da Maurizio Perazzolo. Con il sostegno della Provincia e il contributo della Fondazione Cariparo, Arquà ha ora un nuovo spazio pubblico, la Foresteria Callegari, ex sede della Pro-Loco.

Sita in via Castello, appena dietro la Loggia dei Vicari, l’antica costruzione è stata sapientemente restaurata e ieri presentata alla cittadinanza, con tanto di concerto della Banda e brindisi finale. Il suo utilizzo è in fase di definizione, certamente i due piani dell’antica palazzina (i superiori con magnifici soffitti a cassettoni) potranno ospitare mostre ed altre attività culturali.

Alle 11.30 la Banda attacca: pezzi non troppo classici e pieni di verve, com’è nel costume di questo volenteroso gruppo musicale. Quindi si aprono le porte dell’Oratorio della S.S. Trinità, altro gioiello del Borgo. Qui il sindaco Maurizio Perazzolo con schiettezza nega la coincidenza elezioni-inaugurazione e rifiuta di appropriarsi di un risultato che è – dice – frutto di una fusione di forze. Dopo di lui intervengono il presidente uscente della Provincia di Padova Vittorio Casarin, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo Antonio Finotti e infine l’architetto Rebeschini, curatore dell’efficace restauro.

Dopo la benedizione del parroco, inizia la visita del nuovo, prezioso spazio.

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Maurizio Perazzolo - Lista Insieme per Arquà Luca Callegaro - Lista Civica Popolo di Arquà Loretta Trivellato- Lista Vivere Arquà Petrarca

I tre candidati sindaco a confronto. Nei progetti ciclabile per Monselice sottopasso e aiuti alla Terza età.

ARQUA’ PETRARCA. I tre candidati sindaco si sono trovati faccia a faccia, nella serata promossa dall’Upa. Sala gremita, toni di discussione pacati. Come esordio, Luca Callegaro (Popolo di Arquà), Maurizio Perazzolo (Insieme per Arquà) e Loretta Trivellato (Vivere Arquà) hanno presentato i loro programmi. L’ex vicesindaco Callegaro: «Vogliamo frenare l’esodo dei bimbi dalla primaria, perciò pensiamo al rientro pomeridiano nelle due giornate libere e all’inserimento dei laboratori o dei recuperi scolastici». Poi ha presentato le iniziative per gli anziani (centro autogestito, trasporto gratuito) i giovani (internet veloce, e copertura del digitale terrestre), la viabilità (pista ciclabile Arquà-Monselice), le grandi opere (nuovo impianto sportivo, trasformazione dell’attuale campo di calcio in piccola area camper), la sicurezza (maggiore vigilanza anche notturna), il commercio e l’agricoltura (incentivi all’apertura di nuove attività). Poi, il sindaco in carica Perazzolo ha parlato della sua lunga storia amministrativa, e ha evidenziato: «Abbiamo fatto tanto e bene in cinque anni, e abbiamo chiuso tutte le vertenze legali in atto». Due gli obiettivi da raggiungere in caso di sua riconferma: il sottopasso della Rivella e la riqualificazione del cimitero. Nel programma spiccano anche: la gestione dell’amministrazione in trasparenza con la pubblicazione in internet di tutti gli atti amministrativi; la cura dei monumenti, del verde e dei sentieri; l’aiuto agli anziani con l’incremento dell’assistenza; il sostegno alle associazioni. La consigliera di minoranza Trivellato è la prima donna a candidarsi in paese per la massima carica: «Il settore sociale è importantissimo per la mia lista. Gli anziani sono soli, e c’è molto da fare». Il gruppo vuole predisporre un programma di assistenza alle famiglie in difficoltà, potenziare l’assistenza alla Terza età, incentivare il volontariato. La scuola e la cultura: importanti il sostegno della materna e del nido integrato, e il progetto atto ad avviare i giovani allo studio degli strumenti musicali. Per i lavori pubblici: urgente la riqualificazione delle piazze, la ristrutturazione dell’ex asilo per avere un centro di aggregazione, la sistemazione delle strade. «Come gestirete il flusso turistico?», la domanda di uno spettatore. Perazzolo: «La nostra economia non poggia sul turismo, ma abbiamo ampliato i parcheggi, creato spazi verdi e scalinate». Callegaro: «Bisogna mettere in piedi un meccanismo per autofinanziarsi (parcheggi, aree per i camper, concorsi dell’olio)». Trivellato: «Il turismo è una voce importante. Bisogna rendersi visibili con pacchetti turistici convenzionati, gemellaggi, appuntamenti culturali, ludici e musicali».

Piergiorgio Di GiovanniIl Mattino di Padova 1 giugno 2009

iperlando map

Inaugurato il 21 maggio il nuovo centro commerciale nella zona industriale di Conselve. Molti i negozi: il vastissimo supermercato Iperlando, Reds, Oviesse ed una quarantina di negozi che abbracciano un po’ tutte le ategorie merceologiche, dal pesce fresco ai videogames.

Non mancano i negozi gestiti da commercianti locali come la parafarmacia, il fotografo, l’abbigliamento, l’ottica, la gioielleria, la gelateria. Ci sono pure la banca e il bar, che sarà affiancato da un ristorante self service.

La costruzione del centro commerciale – affidata alla ditta Agribeton di Treviso – è iniziata tre anni fa, per poi restare bloccata fino alla primavera 2008 in seguito da un doppio ricordo al Tar da parte dei commercianti locali. Alla fine il gruppo Lando ha avuto la meglio ottenendo il via libera definitivo da parte del Consiglio di Stato.

Realizzato su una superficie totale 115.000 m2, di cui 31.000 m2 coperti, il centro commerciale sviluppa un volume di 205.000 m3 con la disponibilità di 1.400 posti auto. La struttura è caratterizzata da una grande galleria che dà accesso su tutti i negozi e servizi del centro. Il progetto e la direzione lavori è dello studio “Favero Milan Ingegneria” di Mirano Venezia. Lo stabilimento è dotato di pannelli fotovoltaici, oltre 5000 m2 con uno sviluppo energetico di 350 kw/h.

Rocca di Monselice 02

Il Mattino di Padova, 27 maggio 2009

Abbiamo chiesto ai cinque candidati sindaco di pronunciarsi sul futuro della Rocca: dai progetti in atto agli interventi considerati prioritari.

Santino Bozza (Lega Nord). «Prima di tutto va chiuso il transito ai Suv su via del Santuario, non possiamo permettere che venga rovinata così. Quanto all’ascensore io sono sempre stato contrario, ma arrivati a questo punto valuteremo se ci sono le garanzie perché si possa completare. Diversamente si riprende l’attività di prima: la cava della Rocca deve tornare parcheggio e luogo per le manifestazioni».

Riccardo Ghidotti (UpM). «Il colle deve tornare fruibile presto, non proprietà privata della dinastia Businaro. Come salire? La fruibilità migliore è da via del Santuario. Quindi una cremagliera affiancata alla scalinata, un piccolo ascensore a stilo dietro casa Bernardini e sei gi. l.. Non è vero che i lavori sono quasi finiti. Se andranno avanti, anche da sindaco non li potrei fermare. Ma mi porrei il problema: quanto costa quell’impianto? Se invece lo bloccano, cosa che mi auguro, il buco può diventare magazzino comunale ».

Francesco Lunghi (Pdl). «L’amministrazione comunale deve trovare una soluzione per terminare l’ascensore, indipendentemente dal blocco imposto dalla Cassazione che ha ragioni tecniche. Va ristrutturata l’ex casa Cattin, di fronte alla Biblioteca, perché diventi sede degli uffici della Società Rocca con bar e punto informazioni al pianterreno, ristorante al piano di sopra. Va trovata una soluzione con un secondo ascensore per l’accesso da San Tomio a villa Duodo e una scala mobile per arrivare a casa Bernardini. La cava va bonificata dai rifiuti e può diventare un parcheggio sotterraneo da vendere o affittare ai cittadini del centro».

Francesco Miazzi (Pd e civiche). «E’ prioritaria la messa in sicurezza delle frane, perché. la sicurezza dei cittadini viene prima di tutto. Come primo atto da sindaco, libererà Cava della Rocca perché non è sotto sequestro e va restituita subito alla città. Sul colle vanno messi in sicurezza i sentieri per consentire l’accesso al mastio, mentre Casa Bernardini può diventare punto di ristoro, ma non locanda. Va abbandonata l’idea dell’ascensore: il foro orizzontale di 80 metri può essere messo in sicurezza e trasformato in un “Museo dell’Escavazione”, con un percorso didattico per studiare la geologia del colle ed esporre gli arnesi dei nostri scalpellini».

Stefano Peraro (Udc). «Sull’ascensore la nostra idea è di valutare insieme con la cittadinanza, la Regione e la Società Rocca, qual è la soluzione migliore. Il colle della Rocca deve tornare a essere patrimonio di tutta Monselice e un riferimento per il turismo in tutta la regione. Da sindaco, il giorno dopo mi troverà con il presidente e i soci della Società. Rocca per valutare tutti i progetti in essere, quelli gi. partiti e quelli eventualmente da abbandonare, perché la Rocca possa dimostrare tutto il suo valore come un patrimonio di storia, tradizioni e bellezza». (f.se.)

Rocca di Monselice

Francesca Segato – Il Mattino di Padova – 28 maggio 2009

L’erba che ha invaso i dintorni del mastio, sommergendo le panchine in un viluppo di vegetazione, è l’immagine più vistosa del drammatico stallo in cui si trova il colle della Rocca. Dal settembre 2007, inizio dei lavori per l’ascensore, nessun turista vi ha più messo piede. Dopo il sequestro preventivo, disposto dall’autorità. giudiziaria, se ne sono andate anche le ditte. Ora, con la conferma del sequestro da parte della Cassazione, tutto rimane congelato.

L’ascensore. Scavato nella roccia, è un foro a «L» lungo 180 metri. Il progetto iniziale, poi abbandonato, prevedeva uno scavo obliquo. Finora è stata realizzata solo parte dello scavo orizzontale, manca l’intero scavo in verticale. Dal punto in cui sbucherebbe, rimane da percorrere un breve sentiero per raggiungere il mastio.

Casa Bernardini. Diventerebbe bar, ristorante e locanda con cinque camere. E’ previsto un ampliamento di volume sul retro, che sarà rivestito in larice, con l’aggiunta di un porticato davanti. Per ora si faranno solo i servizi e le cucine sul retro, mentre il fabbricato sarà lasciato al grezzo.

Torre d’accesso. Alta dieci metri, sorgerà di fianco al mastio, sui resti di un bastione crollato. La struttura in acciaio sarà ancorata a pilastri in calcestruzzo e rivestita con doghe di larice. A otto metri d’altezza, una passerella consentirà l’ingresso al mastio.

Museo delle fortificazioni. Per ora non ha copertura economica. Dovrebbe essere un edificio a due piani di 250 metri quadri ciascuno, che sfrutterebbe i volumi di un’antica caserma, a fianco del mastio.

Quanto costa. Il primo stanziamento è di 5 milioni: fondi europei e della Regione. 3 sono destinati all’ascensore: in più, la ditta che eseguiva il lavoro poteva vendere parte della trachite estratta. Il materiale non è però conforme alle aspettative. Sono finanziati il sesto e settimo stralcio, ovvero casa Bernardini fino al grezzo e la torre d’accesso. Non hanno ancora copertura gli altri interventi.

L’opposizione. Petizioni, raccolte di firme, appelli di intellettuali. Sotto accusa lo stravolgimento di un percorso che va visto in salita, l’ascensore che non porta fino in cima, le acque nere della locanda che scaricherebbero sopra la necropoli longobarda, i costi di gestione tutti da valutare. Ma soprattutto l’incongruenza del progetto con il Prg di Monselice e il Piano Ambientale del Parco Colli Euganei. Il primo prevede un ascensore «panoramico e dietro Villa Duodo». Il secondo esclude qualsiasi opera edificatoria sul colle.

Il sequestro. Arriva nel maggio dell’anno scorso. Lo dispone il gip Paola Cameran, nell’ambito dell’inchiesta avviata da un esposto degli ambientalisti. Abuso edilizio e distruzione di bellezze ambientali e culturali i reati contestati a vari imputati, oltre al falso ideologico per Massimo Valandro, ex responsabile dell’Ufficio Tecnico comunale. La scorsa settimana la Cassazione ha confermato il sequestro del cantiere.

Il colle oggi. Il degrado si nota, già sulla scala d’accesso: scalini invasi dall’erba e intonaco a pezzi. Casa Bernardini è ancora solo un rudere. Dopo la sospensione imposta dalla Regione per un controllo degli atti, le ditte non hanno ripreso il lavoro. C’è un bel tratto di sentiero che la separa dal punto in cui sbucherebbe l’ascensore. L’uscita è ancora solo un piazzale, perché manca lo scavo in verticale. Nulla è cambiato sulla cima: la passerella arrugginita che sale al mastio è ancora lì, i lavori per la torre non sono iniziati.

Calaone panorama“Tutto pronto, oggi, per l’inaugurazione della rinnovata piazza di Calaone. Piazza Santa Giustina è stata infatti oggetto dei lavori di riqualificazione voluti dall’amministrazione comunale. Oggi, con una solenne cerimonia, l’area verrà riaperta alla pubblica utilità. Alle 10.30 la messa nella chiesa parrocchiale. Alle 11.15 arriverà invece l’associazione «La Corte Medioevale», accompagnata da musici e sbandieratori, per una rivisitazione storica e folkloristica. Dopo il saluto delle autorità, in primis il sindaco Antonella Buson e il parroco don Carlo, alle 12 avverrà il taglio del nastro. A seguire buffet e pranzo sociale su prenotazione. I lavori di recupero hanno interessato anche via Capitello e la torre campanaria: l’intervento ha ridato dignità e splendore ad una delle frazioni più belle del panorama collinare”.
Il Mattino di Padova, domenica 17 maggio 2009

sos 17maggio

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